Menhir e Dolmen;I misteriosi allineamenti di Carnac. (N 47° 35' 0" - W 3° 4' 45")




La fama della cittadina di Carnac, in Bretagna è motivata soprattutto dalla presenza del più grande raggruppamento di antichi megaliti esistente al mondo. Nonostante secoli d'incuria e l'opera di demolizione messa in atto dai contadini della zona, migliaia di pietre erette ed allineate  hanno resistito fino a oggi. Ben quattro impressionanti file di massi si estendono per quasi 8 km attraverso pinete e brughiere, a stupefacente testimonianza delle capacità organizzative degli antichi abitanti della regione.

La chiesa di San Cornelio a Carnac

Il complesso più imponente si trova nelle vicinanze del piccolo villaggio di Le Ménec, non lontano da Carnac; qui un gruppo di casette è circondato da un'ellisse di pietre che si ergono fianco a fianco. Costituito da 70 megaliti, alti in media 1,2 m, il cerchio misura 100 m di diametro, ma diventa insignificante se confrontato con i viali megalitici della costruzione.
A est del cerchio di Le Ménec si innalzano 1099 pietre disposte in undici viali che si perdono all'orizzonte. I massi sono collocati anche secondo le dimensioni. A partire dal cerchio, i più giganteschi sono alti 3,7 m ma diminuiscono in altezza fino a misurare, all'altra estremità dei viali, non più di 0,9 m. Le file di pietre non sono diritte, ma seguono una lieve curva in direzione nordest e terminano presso un secondo cerchio a più di 0,8 km di distanza.

veduta aerea del sito di Kermario, il "luogo dei morti"

  In tutta Europa non è difficile trovare un genere molto particolare di monumenti, risalenti al nostro più remoto passato: si tratta di enormi monoliti in pietra detti Menhir allineati tra loro oppure disposti in cerchio (cromlech), e dei Dolmen, costruzioni più complesse ottenute accostando lastroni di pietra grezza o scheggiata.

Gli allineamenti di Kermario

 Carnac è però un esempio unico. Il numero di pietre, la concentrazione e l’estensione di questo complesso megalitico non ha eguali in Europa e nel mondo, e ha fatto sì che la località venisse definita una “capitale della preistoria”.
Impressionanti file di massi, gli “allineamenti di Carnac”, sono disposti in ordine decrescente di altezza e si stendono attraverso pinete e brughiere per chilometri, fino a perdersi all’orizzonte.





Le pietre sono delle forme e delle dimensioni più disparate; le più imponenti raggiungono anche i 7 m, quelle più piccole non arrivano al metro.
Il primo allineamento, quello di Menec, si compone di 11 file di massi ed è preceduto da un cromlech (complesso di menhir allineati a semicerchio).
Un dolmen segna invece l’inizio di Kermario (il Luogo dei Morti), il secondo allineamento e quello con le rocce più maestose: 1029 menhir di oltre 6 metri, allineati su 10 file in direzione nord-est.
Troviamo poi un grande tumulo, detto Kercado, e un altro cromlech prima del terzo allineamento, Kerlescan (Luogo della Cremazione): 13 file di menhir che si susseguono per quasi un kilometro. A Kerlescan era forse un tempo collegato il più breve allineamento di Petit Menec, che conta “solo” un centinaio di pietre.

Allineamenti di Menhir


In totale i menhir di Carnac sono 2934. In tutta la zona, inoltre, si possono osservare pietre isolate e a piccoli gruppi, dolmen, e tumuli sepolcrali.

  
Un’antica tradizione locale vuole che alcuni pellegrini devoti a San Cornelio, patrono di Carnac, avessero eretto queste migliaia di pietre verticali come gesto di preghiera che sopravvivesse alla loro morte fisica.
Secondo un’altra leggenda, l’artefice del complesso fu lo stesso San Cornelio, che avrebbe trasformato in pietre altrettanti soldati romani, per salvare Carnac e la Bretagna dai loro soprusi e dalla devastazione.
Cornelio, tutt’ora veneratissimo, sarebbe stato secondo la leggenda un antico papa di origine bretone; scacciato da Roma, raggiunse la Bretagna su un carro trainato da buoi e giunto a destinazione, grato, li benedisse; diventando in tal modo anche il patrono del bestiame.
Ancora oggi, il 13 settembre i contadini portano i loro animali alla Chiesa di Carnac per la benedizione;  Una statua posta sull'esterno della chiesa ritrae San Cornelio nell’atto di benedire due animali; una tradizione ancora molto viva è quella di condurre le bestie malate a passeggiare tra i menhir, per propiziarne la guarigione.

L'immagine di San Cornelio nell'atto della benedizione degli animali

Tra i megaliti di Carnac, d’altronde, la popolazione locale usa da secoli celebrare matrimoni, fidanzamenti e festività d’ogni genere.
Molti hanno ravvisato nelle celebrazioni religiose della zona di Carnac più di una traccia di antichi culti precristiani, come il far uso della pianta di vischio, tipica dei Druidi; è singolare il fatto che a San Cornelio, come a molti altri santi della tradizione celtica, non corrisponda alcun santo del calendario cristiano.

Quella druidica, tuttavia, non fu la prima forma religiosa in Bretagna né, soprattutto, è alla civiltà celtica che dobbiamo gli straordinari viali megalitici di Carnac.
Il complesso di Carnac risale all’età neolitica (6000-2000 a.C.) ed è l’impressionante testimonianza di una civiltà scomparsa, precedente l’arrivo dei Celti e delle popolazioni indoeuropee, che avrebbe abitato tutta l’Europa e di cui non ci rimangono altre tracce.



Alcuni studi hanno fatto pensare che le pietre fossero utilizzate per registrare e misurare i movimenti del sole, della luna e degli astri; è questa la conclusione cui giunse Alexander Thom, già professore di ingegneria presso l’Università di Oxford, che studiò i viali dal 1970 al 1975.
Molte delle pietre allineate formano linee di osservazione astronomiche significative; il masso più importante dell’osservatorio sarebbe stato il megalite detto Er Grah (la pietra delle Fate) che fu distrutto da un terremoto nel 1722.

Da vari tumuli e massi, per una distanza di 13 km dalla pietra, era possibile osservare il sorgere e il tramontare della Luna nei momenti principali, servendosi del monolite come indicatore.
Le rimanenti pietre del complesso sarebbero state utilizzate invece per calcoli astronomici, venendo a formare quella che Thom definì una “carta millimetrata megalitica”.
Altri allineamenti, inoltre, sono orientati sul levare del Sole nei giorni di solstizio, equinozio ed altre date significative come l’inizio della fioritura, la mietitura e la semina.
Carnac, quindi, potrebbe essere stato concepito come una celebrazione del ciclo agricolo; o come calendario per le sue varie fasi. Culto religioso e finalità pratiche: il ciclo vegetale è d’altronde il perno attorno al quale ruota una civiltà agricola come quella del neolitico.
Un grande strumento astronomico, dunque, che presuppone un avanzato grado di conoscenze scientifiche; ma anche tecnologiche.

Sarebbe troppo semplice chiamare in causa civiltà extraterrestri, tuttavia è arduo spiegare come popolazioni preistoriche del neolitico abbiano potuto trasportare, sollevare, e raddrizzare massi di proporzioni straordinarie, senza ipotizzare competenze e tecnologie successivamente andate perdute.


 
un Dolmen


(tutte le foto sono di Graziano e Daniela Lenci)



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