La Serenissima Repubblica di San Marino (N 43° 56' 32" - E 12° 27' 28")





E’ uno Stato situato nel centro-nord della penisola italica, al confine tra le regioni Emilia-Romagna (Provincia di Rimini) e Marche (Provincia di Pesaro e Urbino); pur essendo situato in prossimità della costa Adriatica,  è  senza sbocco al mare.




La Repubblica di San Marino comprende l'alta valle dell'Ausa, la parte sinistra dell'alta valle del Marano e quasi tutta la valle del rio San Marino, tributario del Marecchia . Ha un'estensione territoriale di 61,19 km² popolati da 32.821 abitanti. È uno dei meno popolosi fra gli Stati membri del Consiglio d'Europa e delle Nazioni Unite. La capitale è Città di San Marino. La lingua ufficiale è l'italiano, la moneta l'euro. 

Le monete emessa dalla zecca Sanmarinere


A partire dal 2008 il centro storico della Città di San Marino e il monte Titano sono stati inseriti dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità in quanto "testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal 13° secolo".

Il palazzo del Governo


La leggenda narra che, all’epoca degli imperatori romani Diocleziano e Massimiano, quando la persecuzione contro i Cristiani e la loro religione era al culmine, la città di Rimini venne completamente distrutta dalla flotta di Demostene, re dei Liburni. Nel 257 circa i due imperatori decisero di ricostruire tale città;  perciò assunsero tecnici ed operai di tutte le nazionalità per lavorarvi.
Tra il personale che si trasferì a Rimini a tale scopo, arrivarono dalla Dalmazia anche parecchi tagliapietre, tra cui Leo e Marino, uomini dotati di eccezionali virtù e qualità morali.
Dopo qualche tempo venne dato ordine agli scalpellini di salire sul Monte Titano per procacciare pietra con cui edificare le mura di Rimini. Vi andarono anche Leo e Marino e vi rimasero tre anni interi impegnati in un lavoro durissimo.
Una delle scenografiche rocche 
Passato questo periodo, Leo si ritirò sul Monte Feretro dove si costruì una celletta e dedicò un piccolo oratorio a Dio. Marino, invece, ritornò a Rimini per continuare i suoi lavori che furono così ben fatti e celeri da creargli fama ovunque. Egli poi visse più di dodici anni in questa città, predicando il Vangelo e combattendo l’idolatria. Suscitò così le ire del diavolo che inviò dalla Dalmazia una donna malvagia la quale, dichiarandosi sua moglie, doveva provocarlo e indurlo in tentazione per farlo cadere in disgrazia presso gli abitanti della città.





Così la donna fece, ma Marino, che dichiarò fermamente di non essere sposato e di non aver nulla a che fare con lei, si allontanò per nascondersi ai piedi del Monte Titano, rifugiandosi sotto una roccia ghiacciata, sottoponendosi a tutte le privazioni, ed avendo come compagnia solo le urla spaventose di bestie feroci che popolavano quella zona impervia ed ostile.
Dopo dodici mesi, però, Marino venne scoperto casualmente da alcuni guardiani di suini che subito divulgarono ovunque la notizia. Lo venne naturalmente a sapere anche la presunta moglie di Marino che subito si recò presso il suo nascondiglio per tormentarlo ancora. Alla sua vista il Santo si barricò nel suo rifugio per sei giorni e sei notti, digiunando e pregando, finché la donna non si decise a rinunciare ai suoi propositi e se ne andò per sempre.
Marino decise comunque di spostarsi dal suo ricovero, ormai conosciuto, per trovarsene un altro dove poter continuare a lavorare e pregare in pace. Si arrampicò per tale motivo fino in cima al Titano dove dapprima si edificò una celletta, poi una piccola chiesa che dedicò all’apostolo San Pietro.
Questo fatto non fu gradito a Verissimo, figlio di una nobile vedova di nome Felicissima, proprietaria delle terre dove si era ritirato Marino. Egli cercò il litigio col Santo per poterlo scacciare, ma cadde all’improvviso paralizzato nelle braccia e nelle gambe, diventando anche muto. Trasportato a casa dalla madre, questa gli chiese cosa fosse accaduto e se la sua improvvisa malattia potesse dipendere da qualche sgarbo fatto al sant’uomo che sapeva essersi rifugiato sulle sue terre. Verissimo dovette ammetterlo, per cui Felicissima si recò da Marino per implorarlo ad aiutare il suo disgraziatissimo figlio. Come ricompensa gli avrebbe concesso qualunque cosa.

La cabinovia; un mezzo alternativo per l'accesso al centro storico


Marino le disse che egli non desiderava altro che la loro conversione ed il loro battesimo, oltre ad un lembo di monte dove poter essere sepolto. La vedova rispose che avrebbe concesso a Marino ed ai suoi discendenti molto più del richiesto: gli avrebbe donato tutto il monte ed il suo circondario per sempre. Detto questo, la paralisi di Verissimo scomparve così come era sopraggiunta; la donna e tutti i suoi familiari, in tutto 53 persone, si convertirono subito al Cristianesimo.
Nello stesso periodo era giunto a Rimini il vescovo San Gaudenzio per convertire al Cristianesimo i suoi abitanti e quelli della zona. Venendo a conoscenza della fama benigna di Leo e Marino, egli li chiamò a sé per nominare Leo sacerdote e Marino diacono. Ritornando sul Titano, Marino, che nei suoi lavori giornalieri si faceva di solito aiutare da un umile asinello, ebbe la triste sorpresa di trovare un ferocissimo orso all’interno del suo orto che aveva ucciso e divorato il suo fedele compagno di lavoro. Subito ordinò all’orso di sostituire l’asino e questo, divenuto improvvisamente docile e mansueto, cominciò a sbrigare i lavori che il Santo gli imponeva.
Marino visse poi sempre sul monte ; qui morì il 3 settembre di un anno imprecisato. Venne sepolto all’interno della chiesa da lui edificata.

(foto Graziano e Daniela Lenci)


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