Orvieto; Il “Pozzo di San Patrizio” (N 42° 42' 59" - E 12° 6' 41")





Scavato nella rupe Tufacea sovrastante la valle del fiume Paglia,  dove sorge la stupenda città di Orvieto, Il Pozzo di San Patrizio  è un’opera di alta ingegneria idraulica costruita per volere di papa Clemente VII che, reduce dal Sacco di Roma,  era desideroso di tutelarsi in caso di assedio della città in cui si era ritirato. I lavori del pozzo – progettato per fornire acqua in caso di calamità o assedio – furono conclusi durante il papato di Paolo III Farnese (1534-1549).

Uno scorcio della rupe di Orvieto con l'edificio circolare che segna il sito di accesso al pozzo

Vi chiederete: che cosa c'entra San Patrizio con Orvieto? Poco o nulla, tant'è vero che questa formidabile opera idraulica fu, all'origine, denominata Pozzo della Rocca, in quanto prossima alla rocca Albornoz nel centro storico della città.

Il riferimento a San Patrizio non è casuale. Il Santo è stato un  evangelizzatore dell’Irlanda, una figura molto importante di transizione tra la religione celtica e il cristianesimo, si diceva che pregava nei pressi di una caverna molto profonda che si trovava in un isolotto dell’isola di Derg, nell’Irlanda nord-occidentale, e che da lì, poteva essere in contatto con l’aldilà. La scalinata porta infatti verso l’ignoto, verso la profondità della terra, un lungo viaggio nel buio dove alla fine si incontra l’acqua,  la fonte della vita.


Il pozzo di San Patrizio in una foto scattata dal basso.

L'opera fu commissionata a Antonio da Sangallo il giovane nel 1527, più o meno contemporaneamente alla ristrutturazione del Pozzo della Cava posto sull'altro versante della rupe Orvietana. Ultimato nel 1537 il pozzo denota, per le dimensioni e l'accurato impianto progettuale, tutta l'ambizione di essere ricordata come ardua e grandiosa impresa ingegneristica.
Si tratta di un'opera sapiente, preceduta da studi a carattere idrogeologico, che consentirono l'individuazione del sito più adatto per intercettare  le acque delle fonti di S. Zeno  e studi strutturali che portarono  alla decisione di  rivestire di mattoni una parte delle pareti per una migliore tenuta strutturale.

Le caratteristiche dell’opera sono imponenti anche per i tempi moderni:  Il pozzo, scavato negli strati  Tufacei,  misura poco meno di  54 metri di profondità per 13 metri  di diametro. L’acqua doveva essere prelevata dal fondo del pozzo e trasportata mediante l’utilizzo di animali da soma che, grazie ad una doppia rampa elicoidale costituita da 248 gradini, scendevano da un lato e risalivano dall’altro senza mai incontrarsi . Particolarmente suggestivi, poi, i 72 finestroni di aereazione  che lasciano filtrare e la luce creando un suggestivo gioco di ombre.

Una suggestiva immagine dall'alto. Si intravede la passerella in ferro che collega la rampa discendente con la rampa ascendente.

La parte esterna del pozzo si presenta  come una  costruzione cilindrica decorata dagli stemmi floreali Farnesiani di Paolo III, con due aperture diametralmente opposte per chi scende e chi sale.

L'esterno del pozzo.


Forse per l'aura di sacro e di magico che accompagna le cavità profonde, o per pura imitazione di modelli cinematografici, i turisti moderni vi gettano monetine con la speranza di tornarvi.

(tutte le foto sono di Graziano & Daniela Lenci)

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